Dieci risposte sul D.Lgs. 231/01 (Legge 231)

Un problema di molti: il D. Lgs. 231/01

Sempre più aziende si chiedono se, in questi tempi di crisi, valga la pena e cosa significhi adeguarsi al D. Lgs. 231/01.

Abbiamo pensato di presentare le risposte alle domande più comuni in forma di “decalogo”.

1. COS’È LA LEGGE 231/01?

Il D. Lgs. 231/01 (e le sue successive modifiche e integrazioni) stabilisce che se un dipendente dell’Azienda (che deve essere una persona giuridica o assimilata) commette un reato tra quelli inclusi in una data lista (i cosiddetti reati presupposto) e l’Azienda ne trae vantaggio, (o aveva interesse che venissero commessi) allora essa può essere sanzionata.

Attenzione: una sentenza della Corte di Cassazione ha stabilito che il D.Lgs. 231/01 è applicabile anche alle imprese individuali!

2. QUALI SONO I REATI PRESUPPOSTO?

I reati (penali!) che fanno scattare la Legge 231 sono molti e in continuo aumento. In particolare sono:

  • Indebita percezione di erogazioni, truffa in danno dello Stato o di un ente pubblico o per il conseguimento di erogazioni pubbliche e frode informatica in danno dello Stato o di un ente pubblico;
  • Delitti informatici e trattamento illecito di dati;
  • Concussione e corruzione;
  • Falsità in monete, in carte di pubblico credito, in valori di bollo e in strumenti o segni di riconoscimento;
  • Delitti contro l’industria e il commercio;
  • Reati societari;
  • Delitti con finalità di terrorismo o di eversione dell’ordine democratico;
  • Pratiche di mutilazione degli organi genitali femminili;
  • Delitti contro la personalità individuale;
  • Abusi di mercato;
  • Omicidio colposo o lesioni gravi o gravissime commesse con violazione delle norme sulla tutela della salute e sicurezza sul lavoro;
  • Ricettazione, riciclaggio e impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita;
  • Induzione a non rendere dichiarazioni o a rendere dichiarazioni mendaci all’autorità giudiziaria;
  • Delitti in materia di violazione del diritto d’autore;
  • Reati ambientali;

Le fattispecie di reato che possono far scattare il D. Lgs. 231/01 sono in continuo aumento.

3. COME CI SI PUÒ DIFENDERE?

La legge stabilisce che le Aziende si possono esimere dalle sanzioni con:

  • l’adozione di un modello organizzativo atto a prevenire i reati presupposto;
  • la sua efficace applicazione;
  • la costituzione di un organismo (detto Organismo di Vigilanza) preposto a vigilare sul suo funzionamento e sulla sua osservanza e a curarne l’aggiornamento;
  • l’adozione di un idoneo sistema sanzionatorio nel caso di violazioni.

In pratica la persona giuridica dovrà predisporre un’organizzazione che prevenga i reati a meno che non sia elusa fraudolentemente. Dovrà inoltre vigilare, mediante un Organismo di Vigilanza, autonomo e indipendente, sull’applicazione di tale modello e sulla sua adeguatezza. Dovrà, infine, sanzionare tutte le violazioni di tale modello.

4. E’ OBBLIGATORIO DOTARSI DI UN MODELLO 231?

L’adozione di un modello 231 è facoltativa.

Fino a qualche tempo fa le aziende potevano ritenere superflua la sua definizione in quanto i reati presupposto erano tutti di natura dolosa e quindi, in molti casi, a rischio veramente basso. L’arrivo di reati di natura colposa (quelli in tema di salute e sicurezza sul lavoro) ha di colpo esposto praticamente tutte le persone giuridiche al rischio di commissione di un reato: mentre un reato doloso presuppone l’intenzione di commetterlo, quello colposo nasce da una negligenza da cui è molto più difficile difendersi senza un modello organizzativo ad hoc.

Il rapido e continuo aumento dei reati presupposto ha reso inoltre elevato il rischio per molte aziende che prima si ritenevano poco esposte al problema.

5. COME È FATTO UN MODELLO 231?

Il modello organizzativo di gestione e controllo consiste in un insieme di elementi che vanno a costituire un sistema di gestione preventiva del rischio. In pratica si tratta di disposizioni organizzative, modulistica, procedure, codici di comportamento, software, commissioni e altro ancora concepiti in maniera tale da rendere molto bassa la probabilità di commissione di determinati reati (i reati presupposto).

Il modello deve essere attuato, ossia scrupolosamente osservato nell’attività quotidiana, e soggetto alla verifica continua da parte dell’Organismo di Vigilanza.

6. QUALI SONO LE SANZIONI PREVISTE DAL D. LGS. 231/01?

Sono fondamentalmente sanzioni pecuniarie e interdittive. Entrambe sono in funzione della gravità del reato commesso.

Le sanzioni pecuniarie sono calcolate in termini di “quote” (valore variabile tra circa 250 e 1.500 euro) con escursione tra cento e mille. In pratica ci si può trovare a pagare tra le cento e le mille volte il valore di una quota, ossia tra i 25.000 euro (250 euro x 100 quote) e il milione e mezzo di euro (1.500 euro x 1000 quote).

Le sanzioni pecuniarie si applicano sempre.

Le sanzioni interdittive sono:

  • interdizione dall’esercizio dell’attività;
  • sospensione o revoca di licenze, concessioni, ecc.;
  • divieto di contrattare con la Pubblica Amministrazione;
  • l’esclusione da agevolazioni, finanziamenti ecc.;
  • divieto di pubblicizzare beni e/o servizi.

Esistono, inoltre, le sanzioni di confisca di beni e di pubblicazione della sentenza.

7. QUALI VANTAGGI SI HANNO ADOTTANDO UN MODELLO 231?

Il primo vantaggio è la riduzione o l’annullamento della sanzione nel caso in cui venga commesso un reato presupposto.

Un secondo vantaggio è l’adozione di molte norme di buona gestione che portano all’analisi e alla risoluzione di numerose problematiche tipiche delle organizzazioni.

Un terzo vantaggio è il rispetto di normative correlate, quali ad esempio quelle sulla salute la sicurezza nei luoghi di lavoro, sull’ambiente, sulla finanza ecc.

Un quarto vantaggio è una migliore immagine aziendale.

8. IL MODELLO 231 PUÒ ESSERE CERTIFICATO?

Non esistono oggi enti in grado di certificare la bontà di un modello 231. In compenso esistono varie normative che sono, di fatto, riconosciute come valide ai fini della compliance con il D. Lgs. 231/01. Esempi possono essere la OHSAS 18001:2007 (salute e sicurezza sul lavoro), la SA 8000, la ISO 14001, la ISO 27001 e altre ancora. Ovviamente l’acquisizione di tali certificazioni non significa l’automatica esenzione dagli effetti della legge ma di certo permette di prevenire realmente molti dei reati presupposto e anche di dimostrare oggettivamente l’impegno dell’Azienda in tale prevenzione.

9. IL MODELLO È UN IMPEGNO UNA TANTUM?

Lo sforzo maggiore è il primo passo: una volta che si è realizzato un modello 231 questo andrà mantenuto aggiornato con le variazioni normative e organizzative.

Questa necessità di aggiornamento non deve essere vista come un onere quanto come un’opportunità di mantenere la propria organizzazione focalizzata sulla prevenzione di reati che potrebbero portarle un danno non trascurabile.

10.QUANTO COSTA UN MODELLO 231?

La quantificazione dei costi è funzione, ovviamente, della complessità e della rischiosità dell’Azienda.

Di certo il costo maggiore sarà sostenuto all’inizio, mentre nei periodi successivi, a meno di drastiche riorganizzazioni, l’onere finanziario per il mantenimento del modello sarà modesto.

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